Solitamente non ho mai iniziato un articolo con un mio commento. Ma questa volta ci vuole. Eccome. Benedetto XVI in Sinagoga ribadisce la sua linea. Amicizia nei confronti del Popolo Ebraico, ma in piena autonomia ''confermando'' le differenze di opinione su taluni argomenti... Pio XII in primis. Il Papa parlando della Shoah è stato chiarissimo. 'Anche la Sede Apostolica svolse un’azione di soccorso, spesso nascosta e discreta'. E qui il riferimento non puo' non essere rivolto a colui che in quel periodo guidava la Santa Sede, ovvero Papa Pacelli. Benedetto XVI ha ribadito la condanna dell'Olocausto e di ogni forma di antisemitismo, così come dettato dalla dichiarazione conciliare Nostra Aetate. 'Il dramma singolare e sconvolgente della Shoah rappresenta - ha scandito Papa Benedetto - il vertice di un cammino di odio che nasce quando l’uomo dimentica il suo Creatore e mette se stesso al centro dell’universo'. 'In questo luogo - ha aggiunto - come non ricordare gli Ebrei romani che vennero strappati da queste case, davanti a questi muri, e con orrendo strazio vennero uccisi ad Auschwitz? Come è possibile dimenticare i loro volti, i loro nomi, le lacrime, la disperazione di uomini, donne e bambini? Lo sterminio del popolo dell’Alleanza di Mosè, prima annunciato, poi sistematicamente programmato e realizzato nell’Europa sotto il dominio nazista, raggiunse in quel giorno tragicamente anche Roma. Purtroppo, molti rimasero indifferenti, ma molti, anche fra i Cattolici italiani, sostenuti dalla fede e dall’insegnamento cristiano, reagirono con coraggio, aprendo le braccia per soccorrere gli Ebrei braccati e fuggiaschi, a rischio spesso della propria vita, e meritando una gratitudine perenne'. Nel suo discorso si riferisce piu' volte alla Terra Santa nella sua totalità, senza sancire mai - almeno a parole - la distinzione tra Israele e Palestina. Per quelle terre il Papa ha piu' volte invocato la pace. 'Invoco dal Signore - ha detto - il dono prezioso della pace in tutto il mondo, soprattutto in Terra Santa. Nel mio pellegrinaggio del maggio scorso, a Gerusalemme, presso il Muro del Tempio, ho chiesto a Colui che può tutto: manda la tua pace in Terra Santa, nel Medio Oriente, in tutta la famiglia umana; muovi i cuori di quanti invocano il tuo nome, perché percorrano umilmente il cammino della giustizia e della compassione'. Infine l'auspicio a rinsaldare i legami tra Cattolici ed Ebrei, pur non nascondendo difficoltà e differenze. 'La dottrina del Concilio Vaticano II - ha sottolineato - ha rappresentato per i Cattolici un punto fermo a cui riferirsi costantemente nell’atteggiamento e nei rapporti con il popolo ebraico, segnando una nuova e significativa tappa. L’evento conciliare ha dato un decisivo impulso all’impegno di percorrere un cammino irrevocabile di dialogo, di fraternità e di amicizia, cammino che si è approfondito e sviluppato in questi quarant’anni con passi e gesti importanti e significativi'.
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domenica 17 gennaio 2010
17 gennaio 2010 - Il Papa in Sinagoga: 'La Sede Apostolica agì di nascosto e con discrezione'
Solitamente non ho mai iniziato un articolo con un mio commento. Ma questa volta ci vuole. Eccome. Benedetto XVI in Sinagoga ribadisce la sua linea. Amicizia nei confronti del Popolo Ebraico, ma in piena autonomia ''confermando'' le differenze di opinione su taluni argomenti... Pio XII in primis. Il Papa parlando della Shoah è stato chiarissimo. 'Anche la Sede Apostolica svolse un’azione di soccorso, spesso nascosta e discreta'. E qui il riferimento non puo' non essere rivolto a colui che in quel periodo guidava la Santa Sede, ovvero Papa Pacelli. Benedetto XVI ha ribadito la condanna dell'Olocausto e di ogni forma di antisemitismo, così come dettato dalla dichiarazione conciliare Nostra Aetate. 'Il dramma singolare e sconvolgente della Shoah rappresenta - ha scandito Papa Benedetto - il vertice di un cammino di odio che nasce quando l’uomo dimentica il suo Creatore e mette se stesso al centro dell’universo'. 'In questo luogo - ha aggiunto - come non ricordare gli Ebrei romani che vennero strappati da queste case, davanti a questi muri, e con orrendo strazio vennero uccisi ad Auschwitz? Come è possibile dimenticare i loro volti, i loro nomi, le lacrime, la disperazione di uomini, donne e bambini? Lo sterminio del popolo dell’Alleanza di Mosè, prima annunciato, poi sistematicamente programmato e realizzato nell’Europa sotto il dominio nazista, raggiunse in quel giorno tragicamente anche Roma. Purtroppo, molti rimasero indifferenti, ma molti, anche fra i Cattolici italiani, sostenuti dalla fede e dall’insegnamento cristiano, reagirono con coraggio, aprendo le braccia per soccorrere gli Ebrei braccati e fuggiaschi, a rischio spesso della propria vita, e meritando una gratitudine perenne'. Nel suo discorso si riferisce piu' volte alla Terra Santa nella sua totalità, senza sancire mai - almeno a parole - la distinzione tra Israele e Palestina. Per quelle terre il Papa ha piu' volte invocato la pace. 'Invoco dal Signore - ha detto - il dono prezioso della pace in tutto il mondo, soprattutto in Terra Santa. Nel mio pellegrinaggio del maggio scorso, a Gerusalemme, presso il Muro del Tempio, ho chiesto a Colui che può tutto: manda la tua pace in Terra Santa, nel Medio Oriente, in tutta la famiglia umana; muovi i cuori di quanti invocano il tuo nome, perché percorrano umilmente il cammino della giustizia e della compassione'. Infine l'auspicio a rinsaldare i legami tra Cattolici ed Ebrei, pur non nascondendo difficoltà e differenze. 'La dottrina del Concilio Vaticano II - ha sottolineato - ha rappresentato per i Cattolici un punto fermo a cui riferirsi costantemente nell’atteggiamento e nei rapporti con il popolo ebraico, segnando una nuova e significativa tappa. L’evento conciliare ha dato un decisivo impulso all’impegno di percorrere un cammino irrevocabile di dialogo, di fraternità e di amicizia, cammino che si è approfondito e sviluppato in questi quarant’anni con passi e gesti importanti e significativi'.
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giovedì 14 gennaio 2010
14 gennaio 2010 - Il Papa in Sinagoga e la Dichiarazione ''Nostra Aetate''
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14 gennaio 2010 - Il Papa in Sinagoga, critiche e dissensi. Anche da Israele
Piu' si avvicina l'evento e piu' aumentano le voci - tuttavia minoritarie, seppur autorevoli - di dissenso. Benedetto XVI visiterà la Sinagoga di Roma domenica 17 gennaio, un evento storico che però registrerà le assenze di personaggi di primo piano. Due su tutti. L'ex deportato Pietro Terracina, che non perdona i silenzi di Pio XII dinanzi all'Olocausto, e il presidente dell'Assemblea rabbinica italiana Giuseppe Laras che, in una intervista al Juedische Allgemeine Zeitung, giudica come negativa la visita del Papa al Tempio Maggiore di Roma. Secondo Laras da questo evento inter-religioso sarà solo la Chiesa Cattolica a 'trarne vantaggio, in particolare nelle sue correnti più retrive. Qualora si verificasse un nuovo motivo di attrito con il mondo Ebraico, potrà servirsi di questo evento per ribadire ed esibire la sua sincera amicizia nei nostri confronti'. Ma ancor piu' di rilievo sono le considerazioni dell'Ambasciatore d'Israele presso la Santa Sede, Mordechai Levy. 'L'antigiudaismo cattolico esiste ancora - dice il diplomatico - sono sicuro che quando il Concilio Vaticano II ha approvato la "Nostra Aetate" non tutti erano d'accordo come credo che non tutti lo siano ancora oggi'.
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