
Sei capitoli per affrontare tutte le sfaccettature della globalizzazione. E' l'obiettivo della 'Caritas in Veritate', la terza enciclica di Benedetto XVI - la prima 'sociale' dai tempi della Centesimus Annus di Giovanni Paolo II. Secondo il Papa è necessario 'garantire a tutti l'accesso al lavoro, e anzi: a un lavoro decente. Bisogna rafforzare e rilanciare il ruolo dei sindacati, combattere la precarizzazione e - a meno che non comporti reali benefici per entrambi i Paesi coinvolti - la delocalizzazione dei posti di lavoro'. Cardine di tutta l'enciclica è l'etica. 'Lo sviluppo - scrive infatti il Pontefice - è impossibile senza uomini retti, senza operatori economici e uomini politici che vivano fortemente nelle loro coscienze l’appello al bene comune'. Benedetto XVI non nasconde le difficoltà attuali, tuttavia guarda la crisi economica con spirito positivo: 'La crisi ci obbliga a riprogettare il nostro cammino, a darci nuove regole e a trovare nuove forme di impegno, a puntare sulle esperienze positive e a rigettare quelle negative. La crisi diventa così occasione di discernimento e di nuova progettualità. In questa chiave, fiduciosa piuttosto che rassegnata, conviene affrontare le difficoltà del momento presente'. Preoccupato il Pontefice per la piaga della fame nel fondo, una piaga da estirpare: 'Eliminare la fame nel mondo è divenuto, nell’era della globalizzazione, anche un traguardo da perseguire per salvaguardare la pace e la stabilità del pianeta. La fame non dipende tanto da scarsità materiale, quanto piuttosto da scarsità di risorse sociali, la più importante delle quali è di natura istituzionale. Manca, cioè, un assetto di istituzioni economiche in grado sia di garantire un accesso al cibo e all’acqua regolare e adeguato dal punto di vista nutrizionale, sia di fronteggiare le necessità connesse con i bisogni primari e con le emergenze di vere e proprie crisi alimentari, provocate da cause naturali o dall’irresponsabilità politica nazionale e internazionale'. E non mancano riferimenti al fenomeno migratorio. 'Ogni migrante - rileva il Papa - è una persona umana che, in quanto tale, possiede diritti fondamentali inalienabili che vanno rispettati da tutti e in ogni situazione'. Una tirata d'orecchie - in realtà molto di piu' - viene riservata alle Nazioni Unite. 'Di fronte all'inarrestabile crescita dell'interdipendenza mondiale - osserva Papa Benedetto - è fortemente sentita, anche in presenza di una recessione altrettanto mondiale, l'urgenza della riforma sia dell'Organizzazione delle Nazioni Unite che dell'architettura economica e finanziaria internazionale, affinché si possa dare reale concretezza al concetto di famiglia di Nazioni'. L'enciclica poi non rinuncia a lanciare un nuovo appello in difesa della vita come fosse un contraltare di quella 'cultura di morte sempre più diffusa che apre scenari inquietanti per il futuro dell'umanità'. A presentare l'enciclica stamane in Vaticano il Cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, ed il Cardinale Paul Josef Cordes, presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum. Secondo il Card. Martino, Benedetto XVI ha affrontato la crisi 'non in senso tecnico, ma valutandola alla luce dei principi di riflessione e dei criteri di giudizio della Dottrina sociale della Chiesa ed all’interno di una visione più generale dell’economia, dei suoi fini e della responsabilità dei suoi attori'. Al Card. Cordes il compito di inquadrare l'enciclica all'interno dell'architettura della Dottrina sociale della Chiesa. 'La Chiesa ispira - ha ricordato il porporato tedesco - ma non fa politica. La Chiesa non è un partito politico, né un attore politicizzante'.
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