giovedì 14 gennaio 2010

14 gennaio 2010 - Il Papa in Sinagoga e la Dichiarazione ''Nostra Aetate''

In vista dell'imminente visita di Benedetto XVI alla Sinagoga di Roma, domenica prossima 17 gennaio, si è tornato a parlare - ovviamente - del rapporto tra la Chiesa Cattolica ed il mondo Ebraico. Ed in tutti, o quasi, gli interventi si fa riferimento alla Dichiarazione conciliare Nostra Aetate. Ma cos'è questa dichiarazione? Da dove e come nasce? E' forse uno dei documenti principali, uno dei pilastri, del Concilio Ecumenico Vaticano II voluto da Giovanni XXIII e portato a compimento dal suo successore, Paolo VI. La Nostra Aetate, come recita il titolo, è una dichiarazione sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane. Pubblicata il 28 ottobre 1965, essa porta le firme - oltre che di Papa Paolo VI - di numerosi Cardinali che hanno fatto la storia recente della Chiesa Cattolica: tra questi l'Arcivescovo di Genova Giuseppe Siri, l'Arcivescovo di Bologna Giacomo Lercaro, l'Arcivescovo di Varsavia e Primate di Polonia Stephan Wyszinski, l'Arcivescovo di Vienna Franz Koning e l'Arcivescovo di Lione Jean Marie Villot (futuro Segretario di Stato di Paolo VI). Ma veniamo ai contenuti di questo testo che 'ricorda il vincolo con cui il popolo del Nuovo Testamento è spiritualmente legato con la stirpe di Abramo. La Chiesa di Cristo infatti riconosce che gli inizi della sua fede e della sua elezione si trovano già, secondo il mistero divino della salvezza, nei patriarchi, in Mosè e nei profeti'. Il documento prosegue rilevando come 'gli Ebrei in gran parte non hanno accettato il Vangelo, ed anzi non pochi si sono opposti alla sua diffusione. Tuttavia gli Ebrei, in grazia dei padri, rimangono ancora carissimi a Dio, i cui doni e la cui vocazione sono senza pentimento'. Smontata dal Concilio l'accusa di Deicidio: 'Essendo perciò tanto grande il patrimonio spirituale comune a cristiani e ad ebrei, questo sacro Concilio vuole promuovere e raccomandare tra loro la mutua conoscenza e stima, che si ottengono soprattutto con gli studi biblici e teologici e con un fraterno dialogo. E se autorità ebraiche con i propri seguaci si sono adoperate per la morte di Cristo, tuttavia quanto è stato commesso durante la sua passione, non può essere imputato né indistintamente a tutti gli Ebrei allora viventi, né agli Ebrei del nostro tempo. E se è vero che la Chiesa è il nuovo popolo di Dio, gli Ebrei tuttavia non devono essere presentati come rigettati da Dio, né come maledetti, quasi che ciò scaturisse dalla Sacra Scrittura'. La parte del documento relativa al rapporto con l'Ebraismo si conclude con una condanna chiara e netta di ogni forma di antigiudaismo e persecuzione ai danni del popolo ebraico. 'La Chiesa inoltre, che esecra tutte le persecuzioni contro qualsiasi uomo, memore del patrimonio che essa ha in comune con gli Ebrei, e spinta non da motivi politici, ma da religiosa carità evangelica, deplora gli odi, le persecuzioni e tutte le manifestazioni dell'antisemitismo dirette contro gli Ebrei in ogni tempo e da chiunque'.

Nessun commento:

Posta un commento